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Valanghe: l'autosoccorso

...chi frequenta la montagna è consapevole che non si può azzerare il rischio di incidente...


Premessa

Per prima cosa va chiarito che conoscere le procedure di autosoccorso in valanga non significa poter ignorare tutte le azioni preventive al fine di ridurre il rischio in montagna.

L’incidente da valanga va evitato in tutti i modi, partendo da un’attenta analisi del rischio ed in alcuni casi rinunciando alla frequentazione di zone che, a causa della loro pericolosità in determinate giornate o orari, è opportuno evitare.


Tuttavia chi frequenta la montagna è consapevole che non si può azzerare il rischio di incidente e in caso di montagna innevata è necessario essere preparati nel caso si dovesse essere coinvolti in un travolgimento da valanga.


Infatti solo un’attività di esercitazioni, diligente e ripetuta, potrà sviluppare la prontezza per reagire in maniera efficace e non scomposta nei limitati tempi che lo scenario dell’incidente in valanga concede; si tratta di trovare velocemente il compagno travolto e liberarlo dalla neve, in una situazione che mette a dura prova le proprie emozioni e che richiede un’elevata capacità di concentrazione.


 

Il fattore tempo

Escludendo i decessi per gravi traumi, le probabilità di sopravvivenza rispetto al tempo che scorre inesorabile, sono rappresentate nella così detta “curva di sopravvivenza”. Dall’analisi di questo grafico è evidente che solo con un rapido disseppellimento del travolto, cioè entro i primi 15 minuti, la probabilità di sopravvivenza possa ritenersi significativamente elevata.


curva della sopravvivenza



L’ evoluzione della situazione di un travolto/sepolto si può identificare nelle seguenti fasi:


Tempo < 15 minuti: fase della sopravvivenza

la percentuale di sepolti che decedono dipende dalla ostruzione delle vie respiratorie o dall’assenza di una cavità d’aria per respirare


Tempo tra i 15 e i 45 minuti: fase dell’asfissia

in questo arco di tempo se il sepolto, pur in presenza di pervietà delle vie respiratorie, non ha possibilità di respirare in quanto non sono presenti sacche d’aria attorno alla testa o non ci sono infiltrazioni d’aria a causa della compattezza del deposito che costituisce la valanga, o l’espansione toracica è totalmente costretta ed inibita, egli muore per soffocamento


Tempo > 45 minuti: fase della latenza

il protrarsi del seppellimento innesca il rapido raffreddamento del soggetto, che pur nell’eventualità di una riserva d’aria va incontro al decesso per ipotermia (bassa temperatura corporea), ipossia (limitato ossigeno nell’aria aspirata) e ipercapnia (concentrazione di anidride carbonica nell’aria respirata)


La variabile “tempo di seppellimento” impone pertanto di operare con un chiaro senso di urgenza e le più recenti statistiche in merito alla modalità di risoluzione degli incidenti da valanga evidenziano come il maggior numero di persone ritrovate ancora in vita deve questo successo ai compagni d’azione, se questi saranno stati in grado di praticare specifiche tecniche di autosoccorso:

  • individuazione del “primo segnale”, sia esso dell’apposito trasmettitore (A.R.T.VA.) o da qualsiasi altro indizio (es. la voce, parti del corpo, o di attrezzatura personale),

  • localizzazione (eventualmente con ricevitore elettronico)

  • scavo di disseppellimento.

Questi metodi trovano applicazione fin dai minuti immediatamente successivi all’incidente. Metodi di ritrovamento alternativi (es. unità cinofile, rilevatore RECCO, ecc. ecc.), essendo tipici del soccorso organizzato, conducono a risultati assai meno favorevoli in quanto richiedono un lasso di tempo d’intervento mediamente superiore.


Alla luce delle statistiche riportate sopra, risulta evidente come tempestività e correttezza delle operazioni svolte siano i veri elementi sui quali fondare le possibilità di risolvere con esito positivo le conseguenze di un incidente in valanga. Inoltre, è importante predisporsi affinché l’autosoccorso fra Compagni e l’intervento del Soccorso Organizzato possano avvenire senza soluzione di continuità per un salvataggio di successo.


 

Attrezzatura personale di autosoccorso in valanga

Se da un lato è necessario attivarsi tempestivamente, per minimizzare i tempi di azione è necessario avere nel proprio zaino il kit ARTVA-SONDA-PALA (figura sotto). È di fondamentale importanza che questa attrezzatura sia integra e funzionale, che pala e sonda siano riposti nello zaino, che l’ARTVA sia indossato correttamente e che ognuno sia in grado di utilizzare l’attrezzatura in maniera appropriata.


Il principio fisico alla base del funzionamento di un ARTVA è l’emissione e la ricezione di un segnale elettromagnetico operante ad una frequenza di 457KHz.

Gli ARTVA di ultima generazione sono apparecchi digitali che, grazie alla riconosciuta maggior semplicità d’uso anche da parte di utilizzatori poco esperti, stanno destinando il parco circolante degli strumenti di generazione precedente ad una inevitabile obsolescenza.

La continua evoluzione delle tecnologie di realizzazione di questi apparecchi richiede una perfetta conoscenza del modello utilizzato che deve essere conseguita attraverso l’attenta lettura dei manuali di utilizzo realizzati dai Costruttori e un regolare utilizzo durante sessioni di esercitazione, volto a conseguire la necessaria padronanza dello strumento.

L’ARTVA deve essere portato utilizzando il sistema di fissaggio raccomandato fornito dal Costruttore; l’apparecchio deve essere coperto da almeno un indumento e posizionato nella zona sotto ascellare o al di sotto dello sterno. Bisogna verificarne la facilità di accesso in caso di operazioni di ricerca: l’apparecchio deve essere vincolato al corpo con un lacciolo e tale lacciolo non deve essere troppo corto per non ostacolare i movimenti di estensione del braccio durante la ricerca.

Il funzionamento dell’ARTVA può essere disturbato da altri dispositivi elettronici (telefoni cellulari, radio, GPS) e oggetti metallici posti nelle vicinanze dello stesso. È bene tenere cellulari, ricetrasmittenti, oggetti metallici, distanti almeno 30 centimetri dall’apparecchio ARTVA in trasmissione. Tutti i dispositivi elettronici devono essere tenuti spenti durante le operazioni di autosoccorso, a meno del telefono cellulare con il quale è stato allertato il soccorso e che si dovrà trovare al di fuori dell’area della valanga.


Pala

La pala che consente di operare nel modo più efficiente deve essere in metallo, maneggevole anche con i guanti, dotata di impugnatura a T o D e con manico allungabile di facile assemblaggio. La dimensione della benna, che incide direttamente sulla quantità di neve asportata, deve essere proporzionata alla prestanza fisica del soccorritore, in modo da consentire il giusto compromesso tra rapidità di scavo e insorgenza dell’affaticamento.


Sonda

La sonda è un’asta tubolare in lega leggera o materiale composito, che montata deve essere lunga almeno 2,4 metri e tale da garantire un’adeguata stabilità durante l’infissione. Essendo costituita da più pezzi che si innestano fra loro, il dispositivo di assemblaggio deve essere rigido ed affidabile, affinché non si verifichino allentamenti durante l’azione di estrazione dalla neve.

La sonda deve essere introdotta per tutta la profondità consentita dal manto e dalla sua lunghezza; deve essere estratta solo dopo aver stabilito che non abbia urtato contro ostacoli ritenuti sospetti. Il sondatore dovrà indossare i guanti per evitare di produrre, con la condensa generata dal calore delle mani, croste di ghiaccio sulla superficie esterna che ridurrebbero la penetrabilità e la sensibilità della sonda stessa.

Colpendo un corpo umano con la sonda si avverte un piccolo contraccolpo, come se si urtasse un oggetto in materiale gommoso. Bisogna eseguire alcune prove per comprendere la differenza tra il corpo umano (risposta elastica) e il terreno gelato o lo zaino (risposta rigida/smorzata), o tra uno scarpone e uno sci o un sasso (risposta rigida/rimbalzo). Gli arbusti possono dare risposte che facilmente inducono in errore. Per affinare la sensibilità dei sondatori si devono effettuare esercitazioni, simulando nel modo più realistico possibile la situazione di seppellimento. La sonda deve essere estratta solo al momento dell’effettivo utilizzo. La sonda eventualmente già montata, oltre ad essere d’impaccio nei movimenti all’interno del campo delle operazioni di autosoccorso, rischia di essere danneggiata o rotta in caso di caduta.


ARTVA, Sonda e Pala sono complementari ed efficaci solo se presenti tutte nel kit, la mancanza di uno solo degli strumenti compremette la riuscita delle operazioni di autosoccorso !!

Verifiche dell’attrezzatura

Nello zaino, pala e sonda devono essere riposte in posizione tale da facilitare il più possibile la loro estrazione; quindi non vincolate con cinghie o fascette in velcro. La corretta preparazione dello zaino e un'adeguata collocazione degli strumenti, riducono i tempi di intervento e favoriscono la concentrazione. Prima dell’inizio di qualsiasi escursione bisogna verificare l’efficienza dell’apparecchio ARTVA constatando l’esito positivo dell’autotest e la disponibilità di un adeguato stato di carica delle batterie, attraverso le funzionalità di serie.


Controllo ARTVA con funzione Test di Gruppo (modalità Singola)

Una persona del gruppo, solitamente quello con maggior esperienza, dopo aver disposto il proprio apparecchio in modalità “test di gruppo” e in posizione verticale con il display rivolto verso sé stesso, mantenendosi ad una distanza di un metro dai compagni, fermi e distanziati 3 metri (minimo 2m) tra di loro e con l’apparecchio in modalità trasmissione già indossato, si muove al loro fianco e verifica il ricevimento del segnale dei compagni attraverso le indicazioni di corretta esecuzione del test sul display e l’emissione del segnale acustico (Figura 4). In questo modo, durante lo spostamento, verifica che per ogni componente del gruppo il relativo apparecchio stia funzionando correttamente in trasmissione. Al termine della verifica la persona che ha testato gli apparecchi dei compagni commuterà anche il proprio apparecchio in modalità trasmissione. Il controllo così fatto, unitamente al risultato positivo della funzione “autotest” in fase di accensione dell’apparecchio, assicura che tutti i componenti della escursione si avviino ad affrontarla avendo l’apparecchio correttamente indossato, e in modalità di trasmissione. Questa verifica si svolge ad ogni inizio gita.

Cosa fare

Eseguire un’operazione di autosoccorso significa saper dosare un’elevata velocità di intervento, senza pregiudicarne l’efficacia sacrificando la precisione.

Operare in modo ordinato durante le operazioni di autosoccorso consente di migliorare significativamente le probabilità di successo delle operazioni stesse. La figura più importante per il coordinamento delle operazioni è quella che in gergo viene definita del “direttore” delle operazioni. Questo ruolo viene assunto, nel modo più rapido possibile, dalla persona che presenta la maggiore lucidità al momento dell’incidente. Il direttore potrebbe quindi non essere necessariamente la persona più esperta del gruppo, nel caso in cui questa sia, per varie ragioni, emotivamente più coinvolta di altre dagli esiti dell’incidente.

Il direttore valuta le caratteristiche della valanga in termini di dimensioni e zone di potenziale seppellimento e, in funzione del numero di persone a disposizione, organizza, coordina ed eventualmente partecipa alle seguenti attività:

  • Richiesta di soccorso organizzato

  • Localizzazione dei sepolti

  • Esecuzione delle operazioni di scavo una volta localizzati i sepolti

A seconda del numero di persone a disposizione, il direttore può partecipare o meno in prima persona alle operazioni di ricerca. In entrambi i casi deve comunque assicurare la corretta progressione delle operazioni; per fare ciò raccoglierà di volta in volta dai soccorritori tutte e sole le informazioni utili a garantire l’aggiornamento costante del quadro d’insieme dell’incidente. Le principali notizie da raccogliere sono:

  • Presenza di eventuali oggetti/indizi sul terreno

  • Evidenze da parte dei ricercatori incaricati di reperire il “primo segnale” (inteso in senso lato)

  • Punti di localizzazione accertati mediante ARTVA e sonda

  • Avvenuto disseppellimento e condizioni di salute del/i ritrovato/i

Con queste informazioni, unite allo scenario dell’incidente inquadrato prima di iniziare le operazioni, il direttore fornisce chiare indicazioni ai soccorritori in merito alle azioni che ciascuno deve compiere durante il prosieguo dell’operazione. Per agevolare il più possibile il ruolo del direttore, i soccorritori dovranno comunicare con lui in modo chiaro e coinciso, evitando in ogni caso discussioni in merito agli ordini ricevuti e limitandosi ad eseguirli con scrupolosa attenzione.


"Eseguire un’operazione di autosoccorso significa saper dosare un’elevata velocità di intervento, senza pregiudicarne l’efficacia sacrificando la precisione."

Richiesta di soccorso organizzato

L’attivazione della Centrale Operativa del soccorso organizzato al 118, deve essere effettuata al più presto. Nel caso in cui il luogo dell’incidente non abbia copertura di rete telefonica, il direttore incaricherà una, ma se possibile in base al numero di soccorritori presenti anche due persone, per ragioni di sicurezza, di allontanarsi dal luogo dell’incidente per raggiungere una zona dalla quale sia possibile effettuare la chiamata d’allerta.

Le informazioni minime da fornire saranno richieste dall’operatore, al quale si deve rispondere in modo puntuale e preciso.


Nella zona di intervento del soccorso organizzato non deve esserci nulla che possa interferire con le operazioni di avvicinamento e atterraggio dell’elicottero.

Se qualcuno funge da riferimento visivo per il pilota, la posizione “inginocchiato e spalle al vento dominante” deve essere mantenuta fintanto che il personale di bordo non disponga diversamente. Meno che mai è ammesso avvicinarsi all’aeromobile senza autorizzazione e senza mantenersi nel campo visivo del pilota. Non avvicinarsi assolutamente al rotore di coda. Non avvicinarsi con indumenti o materiali che possano volare via (es. cappelli, giacche a vento aperte, teli termici), o con equipaggiamento e attrezzi che possano aumentare l’ingombro verticale (es. sci, piccozze, bastoncini).

In piano ci si avvicina obliquamente dai due quadranti anteriori e mai frontalmente. Su terreno in pendenza ci si avvicina e ci si allontana dall’elicottero dal lato a valle e non si deve mai percorrere il lato a monte. Procedere in posizione chinata, e restare in contatto visivo con i membri dell’equipaggio.

Di seguito la procedura da seguire in caso di richiesta di soccorso organizzato:





 

Localizzazione dei sepolti


1) Ricerca del primo segnale

La ricerca del “primo segnale” implica, nella più vasta accezione del termine, la percezione attraverso i sensi vista e udito di qualunque indizio rilevabile durante un’accurata ispezione della superfice della valanga: qualunque invocazione e/o lamentio, oggetto e, non meno importante, l’eventuale captazione del segnale radiotrasmesso.

Durante il pattugliamento della valanga l’ARTVA dovrà essere posto in modalità “ricerca”, avvicinato all’orecchio e ruotato continuamente in tutte le direzioni per aumentare la probabilità di incorrere nella posizione relativa fra antenne trasmittente/ricevente più favorevole possibile. Il focus visivo dei dettagli del terreno non sarà disturbato dall’osservazione del display e il segnale sarà udito da distanza maggiore.

Il soccorritore incaricato procederà a perlustrare il campo della valanga muovendosi lungo un percorso a zig-zag (Figura 5). Per garantire la certezza di non tralasciare spazi non esplorati, la distanza tra i due vertici dallo stesso lato della valanga, del percorso a zig-zag, deve risultare non superiore al valore indicato nei manuali di ogni singolo apparecchio. Qualora tale valore non fosse noto, si assuma una distanza non superiore a 40 metri.

Nel caso di più soccorritori incaricati della ricerca, questi procederanno a perlustrare il campo della valanga muovendosi lungo corridoi paralleli (Figura 5) avendo cura di mantenere inalterata la distanza relativa. Sempre per garantire la completa esplorazione dell’intero campo valanga, la larghezza dei corridoi, ovvero la distanza reciproca tra due soccorritori deve risultare non superiore al valore indicato nei manuali (e sull’apparecchio medesimo) di ogni singolo apparecchio. In caso tale valore non risultasse noto si assuma una distanza non superiore a 40 metri.

Qualora sia noto il punto di scomparsa, deve essere valutata l’eventualità di ricerca del primo segnale percorrendo in discesa la line di mezzeria della valanga, cosa questa che riduce notevolmente i tempi di esplorazione della medesima.

La decisione di entrare nel campo della valanga dall’alto o dal basso dipende dal punto di stazione dei soccorritori, rispetto al punto di scomparsa osservato o presunto. Come pure il movimento con o senza sci dipende dalla natura del fondo di valanga; su un fondo di valanga a superfice piuttosto regolare, si procederà con gli sci calzati, viceversa se il deposito è irregolare e a blocchi, sarà necessario muoversi senza. Fermo il principio di massimizzare la velocità di progressione. Lo zaino deve essere al seguito in quanto sonda e pala saranno estratti e montati solo a conclusione della localizzazione.


2) Ricerca sommaria

Una volta che l’ARTVA ha intercettato il primo segnale, circostanza evidenziata con l’emissione di un avviso acustico, appare sul display un numero proporzionale alla distanza e una direzione di marcia che il soccorritore dovrà seguire per portarsi in prossimità del sepolto. Se procedendo nella direzione indicata, la distanza rilevata dovesse aumentare, si deve invertire di 180 gradi il verso di marcia e proseguire nella ricerca per giungere sul travolto percorrendo la minor distanza. Procedendo secondo le indicazioni del ricevitore il soccorritore sarà in grado di raggiungere, in tempi variabili in funzione della maggiore o minore facilità di progressione sul terreno della valanga, la zona nella quale si trova il trasmettitore della persona sepolta, dove dare inizio alla fase finale della ricerca.


3) Ricerca fine

Questa fase si compie nel rispetto del miglior rapporto fra riduzione del tempo di ritrovamento e beneficio in precisione, muovendosi solo avanti/indietro fino a determinare il punto associato alla minore indicazione numerica del display. È il punto da cui iniziare le operazioni di localizzazione mediante sondaggio. La “marcatura” di un apparecchio sepolto dovrà essere effettuata, qualora necessario causa seppellimenti multipli, da parte del soccorritore/ricercatore, mantenendosi in posizione eretta al di sopra del punto in cui la sonda raggiunge il sepolto (i.e. non a livello del suolo).


Giunti in prossimità della zona ove si trova il trasmettitore, l’apparecchio (ricevente) fornirà sul display una indicazione di inizio della fase di ricerca fine in cui, mantenendo l’apparecchio sempre con lo stesso orientamento con il quale è stata iniziata questa fase, si procede ad esplorare la zona con movimenti lungo assi perpendicolari (ricerca a croce), fino ad individuare il punto nel quale l’apparecchio fornisce la minima indicazione di distanza.

Ogni apparecchio segnala l’inizio della fase della ricerca a croce e supporta il soccorritore nella sua esecuzione in modi che differiscono da modello a modello e possono essere basate sia sull’utilizzo di indicazioni acustiche che visive.

L’intento di ogni costruttore di ARTVA è quello di agevolare il soccorritore nel ridurre al minimo il tempo necessario per individuare il punto da cui procedere con le operazioni di sondaggio. Durante la fase di ricerca fine l’apparecchio deve essere tenuto all’altezza delle ginocchia, in modo da consentirne il movimento lungo un piano ideale a distanza costante da quello occupato del sepolto, a prescindere dalle naturali irregolarità del terreno. L’esperienza in campo insegna che non è utile consumare tempo prezioso per cercare in individuare l’esatto punto di minima distanza indicata dall’apparecchio, in quanto una differenza dell’ordine dei 10-20 centimetri non ha nessun impatto sui risultati della successiva fase di sondaggio. Una volta individuato il punto di minima distanza, esso deve essere segnalato sul terreno con un oggetto tra quelli in dotazione al ricercatore (es. bastoncino, pala).


4) Sondaggio a spirale

Senza spostarsi dalla posizione in cui è stata rilevata la minima profondità di seppellimento, si procede a sondare seguendo idealmente la traiettoria della spirale che, centrata in detta posizione, si allarga di (circa) 25 centimetri ad ogni giro e dove la distanza tra i successivi fori di sonda sia pari a 25 centimetri circa (Figura 6). Dopo aver eseguito il primo sondaggio, ci si sposta e si arretra di circa 25 centimetri (es. passo a sinistra e poi passo indietro) con il corpo rivolto verso monte e si procede al sondaggio dei punti successivi. Il sondaggio a spirale prosegue in questo modo, ovvero spostandosi di lato, indietreggiando o avanzando sempre con il corpo rivolto verso monte, fino all’individuazione del sepolto ovvero fino a quando l’ampiezza totale della spirale supera di 1,5 volte la profondità di seppellimento indicata dall’ARTVA. In questo secondo caso, che non dovrebbe presentarsi se tutte le precedenti azioni sono eseguite correttamente, si devono ripetere le operazioni a partire dalla localizzazione di fino con l’ARTVA, per individuare un nuovo punto da cui ricominciare il sondaggio, prestando maggiore attenzione al rispetto delle distanze tra ogni sondata e procedendo con rotazione inversa rispetto a quella della prima spirale. Il criterio di successo per il sondaggio consiste unicamente del contatto con qualunque impedimento che ostacola l’infissione completa della sonda.



Per una maggiore efficacia e dunque tempi più rapidi per conseguire il contatto positivo della sonda con il sepolto, è necessario operare perpendicolarmente alla superfice nevosa, condizione favorita dal mantenere la posizione del corpo rivolta verso monte in tutti gli spostamenti lungo la traiettoria a spirale.



 

Esecuzione delle operazioni di scavo una volta localizzati i sepolti


Una volta individuato il sepolto tramite la sonda, i soccorritori disponibili per le operazioni di scavo si schierano in modo tale che tra il primo soccorritore, al vertice della V, e i successivi vi sia una distanza pari alla lunghezza della pala. Queste indicazioni valgono per distanze misurate da anca ad anca. I soccorritori dietro al primo si sostano alternativamente leggermente a destra (ovvero a sinistra) presidiando la V rovesciata.



Il primo soccorritore inizia lo scavo in prossimità della sonda. Tenendola come riferimento, essa deve apparire via via visibile al procedere delle operazioni di scavo. La neve non deve essere alzata ma solo spostata “pagaiando” all’interno della V, in modo da farla fuoriuscire per spostamenti successivi fra gli spalatori lungo l’asse centrale dello schieramento. Tutto ciò in analogia a quanto avverrebbe con l’ausilio di un ipotetico nastro trasportatore. Il primo soccorritore scava in profondità seguendo la sonda che deve essere sempre visibile, in modo da guidare lo scavo sul corpo del sepolto con assoluta certezza, mentre gli altri si curano di spostare la neve che si accumula al centro dell’area di scavo, attivando l’ideale nastro trasportatore (Figura 8). Quando il soccorritore al vertice della “V” avverte i primi segnali di stanchezza, in genere dopo circa 2-4 minuti a seconda della consistenza della neve, ordina la rotazione. A questo comando, ogni soccorritore ruota di una posizione, muovendosi in senso orario. Il secondo soccorritore si troverà ora sul vertice della V (Figura 8). Con neve compatta e dura bisogna prima tagliare la neve in blocchi, utilizzando la punta della pala. Facendo pressione su di essa con un piede ed evitando di forzare in flessione il distacco del blocco, si evita il danneggiamento o la rottura del manico. L’operazione deve procedere rapida e ininterrotta almeno fintanto che il viso prima, e l’intera figura poi, siano liberi dalla neve e l’aria possa raggiungere le vie aeree del soggetto disseppellito.


 

Conclusioni

La procedura di autosoccorso richiede una serie di attività in un ordine preciso.

In caso di travolgimento da valanga, considerati il tempo medio di intervento del Soccorso Organizzato (mediamente circa 50 minuti dall’allarme) e la “curva di sopravvivenza”, spesso solo chi si trova sul posto ha la possibilità di intervenire efficacemente, a patto di disporre dell’attrezzatura necessaria (ARTVA,SONDA e PALA), di sapere cosa fare (CONOSCENZA) e di essere in grado di muoversi correttamente (ESERCITAZIONE).


Riassumendo la procedura di autosoccorso si suddivide in:

  1. Nomina di un coordindatore/direttore (la persona più lucida in quel momento, che organizzerà le fasi successive).

  2. Valutare la situazione allo scopo di escludere ulteriori pericoli (es. un'altra valanga)

  3. Attivare il soccorso organizzato (chiamata al 112 o 118)

  4. Spegnere tutti gli ARTVA (per evitare falsi positivi in fase di ricerca)

  5. Iniziare le ricerche:

  • Vista/Udito (1 o più persone)

  • Con ARTVA (1 o più persone)

  • Persone al seguito con sonda e pala a portata di mano

Il coordinatore dovrà seguire e coordinare tutte le operazioni fino al termine delle operazioni di autosoccorso, impartendo indicazioni chiare e precise.

Durante le fasi operative, tutti gli incaricati dovranno aggiornare il coordinatore su tutto ciò che si verifica durante le operazioni, e dovranno attenersi alle indicazioni ricevute.


L’autosoccorso è un tentativo estremo di rimediare ad una situazione di per se già compromessa, figlia nella maggior parte dei casi di valutazioni errate da parte di chi ne è direttamente coinvolto

Nel preparare una gita la riduzione del rischio è il primo elemento da considerare.Tra le altre cose vanno studiati attentamente: l’itinerario, il bollettino meteo ed il bollettino valanghe.

LA PREVENZIONE E' L'UNICO RIMEDIO EFFICACE!!


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