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Valanghe: se le conosci... le eviti..

Con le prime nevicate la montagna assume un fascino invernale che attira tutti; sciatori, alpinisti, scialpinisti, ciaspolatori ed escursionisti. Negli ultimi anni però, tra i frequentatori della montagna invernale ci sono sempre più spesso persone inesperte ed impreparate, ma soprattutto inconsapevoli dei potenziali pericoli nascosti sotto quella candida coltre bianca che tanto affascina e tanto attira.


Il tipo di incidente che può verificarsi più frequentemente in ambiente innevato non controllato (es. fuori dagli impianti sciistici) è la VALANGA.


" La valanga è una massa di neve che si stacca dall'alto di un pendio e, scivolando verso il basso, assume dimensioni sempre maggiori travolgendo e sommergendo quanto incontra lungo il proprio percorso"

 

Valanga o Slavina?

La differenza tra valanga e slavina è che.... non c'è differenza!

Entrambi i termini definiscono lo stesso evento e, nella lingua italiana, sono dei sinonimi. Tuttavia l'etimologia delle 2 parole è ben diversa, il termine valanga deriva dal francese "avalanche" mentre la parola slavina deriva dal tedesco "lawine" che a sua volta prende origine dal latino "labinae" che tradotto significa slittare, scivolare .

Di fatto, entrambe le parole hanno quindi lo stesso significato.


 

Come si innesca una valanga?

Per prima cosa va tenuto conto che una condizione fondamentale per il distacco di una valanga è l'inclinazione del pendio, che deve essere superiore ai 27°.

Le valanghe si possono suddividere in 2 grandi famiglie: valanghe spontanee e valanghe provocate. Si parla di valanghe spontanee nel momento in cui gli eventi valanghivi si verificano senza una causa "esterna", per una perdita di equilibrio del manto nevoso dovuta alla quantità di neve ed al peso del manto stesso, all'umidità al suo interno, all'aumento di temperatura o alla naturale trasformazione della neve nel tempo.

Le valanghe provocate sono eventi fortuiti che avvengono a causa di una sollecitazione esterna al manto nevoso (sovraccarico), che ne rompe gli equilibri provocandone lo scivolamento verso valle. Questo tipo di valanga è quello che principalmente coinvolge le persone (scialpinisti, escursionisti, alpinisti) le quali, per più del 95% dei casi, hanno provocato durante il proprio passaggio, con il sovraccarico che ne deriva, il distacco della valanga stessa.

Non tutte le valanghe provocate però sono causate da eventi fortuiti, esistono anche le valanghe pilotate, che vengono indotte artificialmente allo scopo di mettere in sicurezza delle zone che possono essere frequentate in modo assiduo dalle persone, come ad esempio i comprensori sciistici o le zone antropizzate.


Le valanghe sono caratterizzate da tre aree ben distinte e solitamente ben individuabili:

  • un' area di "distacco", dove di fatto la neve perde il proprio equilibrio rispetto al resto del manto nevoso ed inizia la sua discesa verso valle.

  • un' area di "scorrimento", in sostanza l'area in cui la valanga si muove, travolgendo tutto quello che incontra.

  • un' area di "accumulo", dove la massa di neve rallenta fino a fermarsi, accumulandosi su se stessa.

zone delle valanghe (fonte: AINEVA)


 

Classificazione delle valanghe

Le valanghe possono avere caratteristiche profondamente diverse in base alla morfologia del luogo in cui si verificano, alle condizioni meteo ed alle condizioni della neve in quel preciso momento.

Di seguito i criteri di classificazione:


  • TIPO DI DISTACCO: in base alla forma del punto di distacco della valanga si può determinare se si tratta di una valanga di neve con coesione detta anche "a lastroni" oppure di una valanga di neve a debole coesione, spesso chiamata valanga "a pera". Nel primo caso si parla di distacco lineare (valanga a lastroni), mentre nel secondo si parla di distacco puntiforme (valanga a debole coesione).

valanga puntiforme (debole coesione)


valanga a lastroni (con coesione)



  • TIPO DI SLITTAMENTO: identifica se la valanga interessa tutti gli strati di neve del manto nevoso fino al terreno (valanga di fondo) oppure se c'è uno scivolamento degli strati superficiali sugli strati inferiori, che in questo caso rimangono fermi (valanga di superficie)

valanga di fondo (a sx) e valanga di superficie (a dx)



  • TIPO DI MOVIMENTO: Nella valanga polverosa o nubiforme, molto spettacolare, la neve si muove molto velocemente rimbalzando e saltando durante la discesa, creando una vera e propria nube di neve; questo tipo di movimento è caratteristico delle valanghe di neve asciutta. La valanga radente invece si muove al livello del terreno ed è indice da neve umida e più pesante.

valanga polverosa (a sx) e valanga di neve radente (a dx)


  • TIPO DI PERCORSO: Quando la valanga scorre all’interno di un canale o di una gola è anche detta valanga "incanalata", quando invece scorre su un pendio aperto viene chiamata valanga di "versante".


 

Cause del distacco di una valanga

Come detto nella parte iniziale di questa pubblicazione, il distacco di una valanga è dato da una rottura degli equilibri tra le forze che spingono la neve verso valle e le resistenze che il manto nevoso contrappone a queste forze.

Usiamo l'immagine sottostante come esempio:

Se dovessimo rappresentare schematicamente il meccanismo di distacco di una valanga, potremmo, da un punto di vista generale, affermare che il manto nevoso è stabile quando le forze attive (omini rossi), che tendono a far muovere la massa di neve lungo un pendio, sono inferiori alle resistenze ed agli attriti (omini verdi) che tendono invece a mantenere stabile e ferma la massa di neve sul pendio.


In sostanza:

  • gli omini rossi sono le forze attive che provocano lo scivolamento del manto nevoso

  • gli omini verdi sono le resistenze che favoriscono la tenuta del manto nevoso


Un aumento delle forze attive può essere provocato da:

  • Maggiore inclinazione del pendio

  • apporto di neve (nuove precipitazioni oppure trasporto da vento)

  • apporto di acqua (pioggia o fusione)

  • sovraccarico naturale (caduta sassi, cornici, seracchi…)

  • sovraccarico provocato dall’uomo (passaggio scialpinisti, alpinisti, ciaspolatori, escursionisti…)

Una diminuzione delle resistenze e degli attriti può essere prodotta da:

  • importante aumento di temperatura che riscalda il manto nevoso riducendone la coesione

  • presenza all’interno del manto nevoso di strati critici (croste da rigelo, brina di fondo, brina di superficie, neve pallottolare, grani sfaccettati) che riducono l’attrito tra gli strati


 

Condizioni critiche

Le condizioni critiche che portano il manto nevoso ad un equilibrio limite e pertanto prossimo alla rottura e che potrebbero determinare un evento valanghivo sono molteplici:


Nuovi apporti nevosi

Determinano sempre un aumento del sovraccarico nel manto nevoso. A titolo indicativo gli accumuli di neve fresca critici per i distacchi provocati di valanghe sono:

  • 10/20 cm (nell'arco di 48 ore) in condizioni sfavorevoli (presenza di strati deboli o superfici di scorrimento all’interno del manto nevoso nel primo metro di profondità, presenza di vento)

  • 30/50 cm (nell'arco di 48 ore) in condizioni favorevoli (assenza di strati deboli all’interno del manto nevoso, assenza di vento)

  • Accumuli di neve fresca (nell'arco di 72 ore) di 80 cm determinano sempre un grado di pericolo da forte (4) a molto forte (5)


"I primi giorni di bel tempo dopo un periodo di nevicate sono particolarmente pericolosi!!"


Il vento

Può determinare significativi aumenti del sovraccarico nelle zone di deposito. Il vento determina un’azione importantissima sulla ridistribuzione del manto nevoso. Gli effetti dipendono naturalmente dall’intensità del vento stesso e dalla maggiore o minore coesione dello strato superficiale.

Anche con deboli precipitazioni nevose gli effetti del trasporto eolico possono essere rilevanti e determinanti per la formazione di valanghe a lastroni. Osservando la superficie erosa ed in modo specifico la formazione di sastrugi e cornici è possibile determinare in quale direzione ha spirato il vento al suolo per dedurre dove si è depositata la neve trasportata. L'effetto del vento quindi, agevola la formazione di accumuli ad elevata coesione che spesso sono instabili, in quanto mal legati con il manto nevoso preesistente.

Da notare che l’instabilità può durare parecchi giorni, soprattutto se la neve ventata appoggia su uno stato debole (grani sfaccetati, brina di superficie, neve pallottolare)


Apporti di pioggia

Comportano un sovraccarico del manto nevoso rendendolo più instabile. Inoltre se l’acqua che filtra all'interno del manto nevoso (percolazione) verso il basso incontra superfici impermeabili (esempio crosta da rigelo) si verifica una azione “lubrificante” riducendo l’attrito tra gli strati.


Caduta di sassi, rottura di cornici e caduta di seracchi,

Possono innescare il distacco di valanghe a causa del forte sovraccarico che applicano al manto nevoso nel punto in cui cadono.


Cambio della temperatura

Un aumento della temperatura porta ad una riduzione delle resistenze: può essere generalizzato se dovuto ad un aumento della quota dello zero termico (stagione primaverile, masse di aria calda, nuvolosità) oppure localizzato se avviene per effetto dell'irraggiamento solare (vengono interessati solo i versanti al sole).

Una diminuzione della temperatura potrebbe consolidare il manto nevoso nel caso in cui quest'ultimo sia umido o bagnato. Questo consolidamento (rigelo) avviene soprattutto durante la notte ed in presenza di cielo sereno. Si tratta di una tipica condizione primaverile, quando si verifica un elevata escursione termica tra le ore di luce e le ore di buio.

In condizioni invernali, quando le temperature rimangono basse per molto tempo, le condizioni di pericolo e di instabilità possono protrarsi anche per molto tempo in quanto il freddo stabile rallenta la trasformazione del manto nevoso se quest'ultimo si trova in situazione di instabilità.


Transito di scialpinisti, alpinisti, ciaspolatori, escursionisti

Determina un sovraccarico del pendio la cui entità dipende dal numero dei presenti e dal tipo di azione che essi eseguono.

Dobbiamo tenere ben presente che:

  • Un alpinista o un escursionista senza sci esercita una sollecitazione sulla neve pari a 3-4 volte rispetto a quella prodotta da uno scialpinista in fase di salita

  • Una discesa lenta e controllata con gli sci esercita una sollecitazione 4-5 volte superiore rispetto a quella prodotta da uno scialpinista in fase di salita

  • Una caduta con gli sci in discesa oppure una discesa energica o con salti senza sci può arrivare da 6-7 fino a 10 volte superiore rispetto a quella prodotta da uno scialpinista durante la gita

Il "fattore umano"

Negligenza, imprudenza ed imperizia sono spesso causa di incidenti in montagna. L'essere troppo sicuri di se stessi (overconfidence), la poca lucidità, il poco allenamento, l'essere poco abituati a muoversi in ambienti selvaggi e severi, il cercare un riconoscimento sociale all'interno di un gruppo, spesso portano a fare scelte sbagliate, che possono risultare fatali.


 

Le false certezze

Purtroppo esistono ancora dei luoghi comuni e delle convinzioni generalizzate su cui molte persone fanno ancora oggi affidamento, ma che sono state ampiamente smentite da vari studi, statistiche ed analisi fatte negli anni da parte degli enti preposti.

Riportiamo di seguito le più comuni, argomentandole una per una:


"Il freddo consolida la neve, quindi non si rischia"

FALSO! Quando successivamente ad un rialzo termico segue una diminuzione delle temperature, il manto tende a consolidarsi, poichè l’acqua si rigela, creando solidi legami fra i cristalli. Quando, invece, dopo le nevicate si verifica un periodo con temperature stabilmente rigide, il freddo mantiene tale l’instabilità della neve, ritardando anche di lunghi periodi la sua metamorfosi e di conseguenza l’assestamento del manto nevoso. Nel caso il manto nevoso sia di spessore ridotto, con temperature molto fredde, è favorita addirittura la formazione della cosiddetta “brina di profondità” e quindi un ulteriore indebolimento del manto.


"Mi trovo in piano o in un pendio poco ripido, quindi è per forza sicuro!"

NON E' DETTO! La valanga può cadere da molto più in alto, da un pendio soprastante oppure da una parete più ripida dello stesso pendio in cui ci si trova. La neve, se messa in movimento, può continuare a scivolare a velocità elevate anche su pendii di 10 gradi d’inclinazione. Bisogna quindi fare sempre una valutazione generale, non solo del punto in cui ci si trova, ma anche di tutta la zona che ci circonda.


"Non nevica da giorni, quindi la neve è stabile"

NON E' DETTO! Se fa freddo dopo una nevicata, il manto nevoso si stabilizza molto lentamente e si possono trovare dei pendii pericolosi anche parecchi giorni dopo. I lastroni da vento possono mantenersi inalterati a lungo dopo la loro formazione.


"Se c'è poca neve, non c’è pericolo"

FALSO! Negli inverni con poca neve si hanno circa tre volte più vittime da valanga rispetto agli inverni con molta neve. Spesso perchè con poca neve gli scialpinisti tendono a scendere in conche e canali dove si trova la poca neve accumulata dal vento che si stacca facilmente sotto forma di valanghe a lastroni.


"È già passato qualche persona o qualche animale, ci sono delle tracce, quindi è sicuro"

FALSO! La rottura degli equilibri non avviene necessariamente al primo passaggio. Ognuno con il proprio sovraccarico può compromettere gradualmente la stabilità del manto nevoso fino a portarlo alla rottura. Conta anche la distanza tra i componenti di un gruppo, un lastrone può resistere al passaggio di due sciatori che tengono una certa distanza, ma staccarsi se essi procedono ravvicinati.


"Nel bosco non si staccano valanghe"

NON E' DETTO! Solo un bosco molto fitto è sicuro da valanghe: con una vegetazione cosi ravvicinata però, solitamente non è possibile sciare. Un bosco rado invece, dove si riesce a vedere bene il cielo tra gli alberi e dove si può sciare agevolmente, non è sicuro. In caso di valanga, la presenza di alberi paradossalmente aumenta il rischio data la possibilità di collisione contro i tronchi. In ogni caso, anche un bosco fitto difficilmente riesce a fermare una valanga già in movimento proveniente da pendii posti più in alto.


"È mattino presto, non si rischia"

NON E' DETTO! Il rischio diminuisce sensibilmente al primo mattino solo in condizioni primaverili, quando c'è una forte escursione termica tra giorno e notte in condizioni di tempo seren; di conseguenza alle prime luci del giorno si trova una neve ben consolidata. Se invece la notte è stata nuvolosa oppure l'escursione termica non è rilevante (inverno), le criticità rimangono. In ogni caso le valanghe non si staccano in base all'ora del giorno, ma secondo l'evoluzione delle condizioni nivo-meteorologiche ed ai sovraccarichi subiti dalla neve.


"Le valanghe si staccano spontaneamente, in modo casuale"

FALSO! Oltre il 95% dei casi d’incidente in valanga sono provocati da chi poi viene travolto o comunque da altre persone che si trovano sul posto. Meno del 5% dei casi a riconducibile a fatalità. Per evitare di incappare in distacchi di valanghe spontanee è sufficiente consultare attentamente i bollettini emanati dagli enti specializzati.


Conclusioni

Prima di intraprendere escursioni in ambiente innevato è sempre necessaria un'attenta pianificazione fatta a casa ed un'attenta consultazione del bollettino meteo e del bollettino valanghe riguardanti la zona dell'uscita. Nel caso di dubbi o incertezze è meglio rivolgersi a persone più preparate, che possono valutare con più coscienza la fattibilità della gita.

È fortemente consigliato, a prescindere dell'attività che si andrà a svolgere (alpinismo, scialpinismo, escursionismo) essere sempre dotati del kit completo di autosoccorso (ARTVA, pala e sonda) ed essere adeguatamente formati per il suo utilizzo.

In montagna il "rischio zero" non esiste, ma con la dovuta attenzione è possibile abbassarlo ad un livello accettabile.


"A volte, la rinuncia è la scelta migliore, e la prevenzione è sempre l'unico rimedio efficace."

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